Mentre i boschi si tingono, anche i comuni dell’Amiata si preparano all’autunno con moltissimi eventi, dal 9 ottobre al 29 Novembre la tradizione e i prodotti locali diventano protagonisti.
Che cosa serve davvero per contrastare lo spopolamento delle aree interne? Non basta tutelare il paesaggio: bisogna renderlo produttivo, abitato, capace di generare reddito, servizi e relazioni.
Seguendo questa retorica nasce l’iniziativa “Slow Food Toscana a Terra Madre”, in stretta collaborazione con Vetrina Toscana, per promuovere il turismo enogastronomico e il territorio, con tre appuntamenti dedicati all’Amiata e alla Maremma
La castagna tra tradizione e innovazione
L’incontro “il bello e il buono della montagna” ha messo in luce le potenzialità della castanicoltura e la necessità di andare oltre la produzione di castagne fresche e farina, puntando su trasformazione e diversificazione.
L’esperienza della Castagna Leopoldina di Sorano, presentata da Francesca Gioacchini si muove in questa direzione, attraverso la produzione di marron glacé, una particolare lavorazione pasticcera della castagna.
Son possibili inoltre alternative di economia circolare, come quelle illustrate da Roberto Ulivieri, presidente dell’Associazione Castagna del Monte Amiata IGP: tra le molte proposte troviamo i ricci di castagna reimpiegati per bioplastiche, materiali da imballaggio, creme di bellezza.
La salvaguardia dell’olivo
Il progetto “Adotta un Olivone”, promosso da Slow Food Grosseto, punta al recupero degli olivi secolari di Semproniano, a sostegno del lavoro degli agricoltori e contro il degrado degli oliveti. Gli olivi monumentali non sono solo elementi del paesaggio, ma testimonianze della cultura agricola maremmana: recuperarli significa conservare biodiversità e identità, ma anche mantenere attive produzione e presenza umana sul territorio. All’incontro sono intervenuti Francesco Monzeglio dell’APS La Piazzoletta e l’agronomo Lamberto Tosi.
Ristorazione e solidarietà sociale
L’iniziativa “I ristoranti di Comunità e l’osteria Maccalè” è una vera e propria testimonianza di solidarietà sociale. A partire dal ristorante e dalla buona volontà di Tiziana Peruzzi, nasce un vero e proprio presidio territoriale che ha ridato vita al territorio. L’osteria ha scovato le ricette della tradizione, raccolte dagli anziani del paese. Questo ha riportato alla ribalta una pasta “antica” che si può assaggiare solo a San Giovanni delle Contee: i ceciarelli di pasta fresca fatta con acqua uova e farina tipico della tradizione contadina.
La nascita del ristorante ha creato un nuovo indotto e ha permesso di aprire nuove attività che hanno dato nuova linfa vitale al paese, trasformando un’idea in un progetto condiviso.
Castanicoltura, olivicoltura storica e cooperazione di comunità indicano vie diverse ma complementari per le aree interne. Innovazione non è sinonimo di perdita d’identità, le tre esperienze riportate da Slow Food lo hanno dimostrato, è bensì la buona volontà e la voglia di onorare le proprie radici. Non si tratta di salvare solo un ulivo o un ristorante, ma il cuore pulsante di un territorio, le persone.











