Centinaia di cercatori nei boschi, arrivi organizzati e una pressione sempre maggiore sulle faggete. La Società Macchia Faggeta richiama al rispetto del territorio, ecco le regole da conoscere prima di entrare nel bosco.
Ecco dunque le regole da ricordare prima di partire
La raccolta dei funghi in Toscana non è libera. Prima di infilare gli scarponi e partire alla ricerca del porcino è quindi fondamentale conoscere la normativa regionale. Il primo dato da ricordare è il limite giornaliero di 3 chilogrammi per persona, con le eccezioni previste dalla normativa per alcune categorie e per i residenti nei territori montani che raccolgono nel proprio Comune di residenza. Anche gli orari sono precisi: la raccolta è consentita da un’ora prima del sorgere del sole fino a un’ora dopo il tramonto.
Niente rastrelli, uncini o strumenti che possano danneggiare il terreno, il micelio e le radici della vegetazione. I funghi devono essere trasportati in contenitori rigidi o a rete, comunque aerati e capaci di favorire la diffusione delle spore. Le buste di plastica sono vietate. Attenzione anche alle dimensioni minime previste dalla legge: per i porcini appartenenti alla sezione Edules, ad esempio, il diametro minimo del cappello per la raccolta è di 4 centimetri.
C’è poi un altro aspetto fondamentale, soprattutto per chi arriva da fuori: alcuni Comuni hanno introdotto limitazioni specifiche e che nei parchi e nelle aree protette possono essere previste ulteriori disposizioni, dunque non basta conoscere la regola generale regionale. Anche l’accesso alle proprietà private deve essere rispettato. Nel caso della Macchia Faggeta, la società ribadisce che i propri terreni sono proprietà privata e che accesso e raccolta devono avvenire nel pieno rispetto della normativa e delle regole del territorio.
C’è infine una regola che non è scritta soltanto sui regolamenti: non bisogna mai sottovalutare il bosco. L’invito è a non uscire dai sentieri, andare a funghi significa muoversi in un ambiente che può essere impervio, scivoloso e difficile da attraversare, inoltre si rischia di danneggiare il sottobosco per cercare un fungo nascosto sotto foglie e terriccio. E’ importante non avventurarsi da soli in aree che non si conoscono, avere con sé un telefono carico, indossare calzature adeguate e informarsi sulle condizioni del territorio prima di partire. E soprattutto, se non si conosce un fungo, non lo si raccoglie. Per la commestibilità dei funghi raccolti esistono gli Ispettorati micologici delle Aziende USL, ai quali la Regione rimanda per i controlli.
Il messaggio dell’Amiata è chiaro
La stagione dei funghi può essere una grande opportunità per il territorio. Porta persone, crea interesse, valorizza la montagna e mantiene viva una tradizione che sull’Amiata fa parte della cultura locale. Ma proprio per questo va difesa. Il porcino è un premio del bosco, non un lasciapassare per devastarlo. Andare a funghi significa conoscere la montagna, rispettarla e lasciarla esattamente come la si è trovata. Perché domani, nel bosco, possa tornare a crescere un altro porcino. E perché possa trovarlo anche qualcun altro











