Ottant’anni dopo la ricostruzione, la Croce monumentale del Monte Amiata è tornata a illuminarsi. Un momento carico di memoria e significato
Alla celebrazione hanno partecipato il sindaco di Abbadia San Salvatore Niccolò Volpini, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, il cardinale Augusto Paolo Lojudice e i sindaci dell’Amiata. Alla ricorrenza si è unito anche Papa Leone XIV con un messaggio inviato attraverso il segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin.
La vetta del Monte Amiata è tornata a illuminarsi nella serata di ieri, 26 agosto, nel corso delle celebrazioni per l’ottantesimo anniversario della ricostruzione della Croce monumentale. Un anniversario che ha riunito istituzioni, cittadini e rappresentanti delle comunità amiatine nel luogo che da oltre un secolo rappresenta uno dei simboli più riconoscibili della montagna.
Il momento più suggestivo è arrivato al tramonto, quando il Quartetto d’archi dell’Orchestra OIDA di Arezzo ha accompagnato la progressiva accensione della Croce. Un gesto che ha richiamato direttamente quello compiuto nel 1946, quando Papa Pio XII, attraverso un collegamento radio, accese le luci della Croce appena ricostruita.
Quella notte il monumento rimase illuminato e visibile da grande distanza, mentre ad Abbadia San Salvatore circa 15mila persone si riunirono nello stadio per assistere all’evento.
Il messaggio di Papa Leone XIV
Alla celebrazione di quest’anno si è unito spiritualmente anche Papa Leone XIV. In occasione dell’ottantesimo anniversario, il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, ha inviato al cardinale Augusto Paolo Lojudice un telegramma a nome del Santo Padre.
Nel messaggio, Leone XIV ricorda la ricorrenza e la storia della Croce, sottolineando come il monumento sia stato «restituito all’originaria bellezza dopo le ferite del secondo conflitto mondiale».
Il Pontefice ha quindi espresso l’auspicio che l’anniversario possa rappresentare un’occasione per rinnovare la consapevolezza del significato della Croce come simbolo di redenzione e come invito a «guardare verso l’alto», camminando insieme «nelle vie del bene, della solidarietà e della pace».
Un richiamo particolarmente significativo considerando la storia del monumento, abbattuto durante la ritirata dell’esercito tedesco nel 1944 e ricostruito dalla popolazione dell’Amiata appena terminata la guerra.
Nel telegramma, Papa Leone XIV ha inoltre assicurato il ricordo nella preghiera, auspicando che «la luce della croce che brilla sulla vetta risplenda anche nei cuori di quanti l’ammirano», concludendo con l’invio della benedizione apostolica ai presenti alla cerimonia.
Un messaggio che si lega idealmente alle parole pronunciate ottant’anni fa da Pio XII: allora, in un Paese appena uscito dalla guerra, la luce della Croce rappresentava un richiamo alla pace, alla concordia e al superamento degli odi. Oggi, quel significato torna a essere attuale.
Una storia iniziata nel 1910
La Croce monumentale del Monte Amiata, alta 22 metri, venne realizzata all’inizio del Novecento su impulso di Papa Leone XIII e progettata dall’architetto senese Luciano Zalaffi. Fu inaugurata il 18 settembre 1910, alla presenza di una grande folla proveniente dai paesi dell’Amiata.
Fin dalla sua costruzione, però, la Croce è stata soprattutto una storia collettiva.
Il ferro necessario alla realizzazione del monumento doveva essere trasportato da Abbadia San Salvatore, situata a circa 830 metri di altitudine, fino ai 1.738 metri della vetta. Un’impresa tutt’altro che semplice, resa possibile dagli abitanti, che portarono i diversi elementi lungo sentieri difficili e impervi, spesso dopo una giornata di lavoro.
Quella partecipazione popolare sarebbe diventata ancora più importante dopo la distruzione del monumento.
Fu poi abbattuta dai tedeschi in ritirata nel 1944, e dunque ricostruita con una grande forza di spirito e di comunità dai cittadini dell’Amiata.













