Dove dorme il fuoco: l’Amiata entra nelle nuove sale di Palazzo Nerucci. Domenica 30 agosto alle 17.30
C’è un fuoco che non si è mai spento. È quello dell’Amiata, vulcano addormentato che continua a vivere nella memoria del territorio, nelle sue forme, nella sua materia e nelle storie di chi lo abita.
È da questa immagine che prende avvio “Dove dorme il fuoco”, il progetto che inaugura le nuove sale di Palazzo Nerucci a Castel del Piano. L’appuntamento è per domenica 30 agosto alle 17.30, quando immagini, fotografia, video, pittura e musica occuperanno per la prima volta gli spazi recuperati grazie al contributo della Regione Toscana. Non sarà semplicemente una mostra. O, almeno, la parola “mostra” sembra troppo stretta per raccontare quello che accadrà dal 30 agosto al 20 settembre.
Le nuove sale di Palazzo Nerucci sono infatti parte di una storia più ampia. Il loro recupero restituisce alla comunità una porzione di edificio fatta di ambienti che si sovrappongono e si intersecano, passaggi che conducono verso luoghi ipogei e spazi rimasti a lungo sospesi tra memoria e abbandono.
Un’architettura che diventa così parte integrante del progetto artistico.
Dalla storia al futuro
Le sale raccontano anche una delle trasformazioni che hanno attraversato Castel del Piano. Tra Cinquecento e modernità il paese cambia volto: dalle città murate si passa progressivamente a una dimensione più aperta, attraversata da nuovi commerci, mestieri e possibilità.
“Oggi vogliamo ripercorrere quella storia e tentare di proporne una nuova”, spiega Arianna Arezzini, assessore del Comune di Castel del Piano.
Il percorso parte simbolicamente dalla bottega che un tempo era attiva al numero 6 di corso Nasini e risale verso Palazzo Nerucci, seguendo le tracce dell’orefice e dello stagnino che qui lavorarono a lungo, fino a raggiungere quello che era l’antico ingresso del Comune.
Questa volta, però, il percorso incontra il futuro.
A interpretarlo sono quattro artisti che, attraverso linguaggi molto diversi, costruiscono una narrazione contemporanea e profondamente legata all’Amiata.
Quattro artisti, un territorio da reinventare
Con la curatela di Michele Guidarini, graphic designer, art director e artista, negli spazi di Palazzo Nerucci si incontreranno Francesco Barbieri, Lorenzo Gonnelli, Q2 Visual e Nàresh Ran.
Pittura, fotografia, videoinstallazione e suono diventano strumenti per guardare il territorio da prospettive differenti.
Francesco Barbieri porta a Castel del Piano la sua ricerca pittorica, nata anche dall’esperienza internazionale nel graffiti-writing e oggi sviluppata attraverso un linguaggio pop, contaminato dall’immaginario dei fumetti vintage, dai cartoon e dalla cultura underground.
Lorenzo Gonnelli, regista e fotografo, lavora invece sulla relazione tra corpo, spazio e memoria, intrecciando ricerca fotografica e cinematografica. La sua presenza aggiunge al percorso una dimensione intima, fatta di immagini capaci di mettere in discussione il rapporto tra ciò che ricordiamo e ciò che vediamo.
Con Q2 Visual, il territorio entra nella dimensione immersiva. Il collettivo nato sul Monte Amiata nel 2008 lavora da anni sulla relazione tra immagine, spazio, movimento e suono, trasformando gli ambienti attraverso videomapping, proiezioni e installazioni.
Infine c’è Nàresh Ran, musicista e sperimentatore sonoro, per il quale il rumore, la musica estrema e la ricerca elettronica diventano strumenti per costruire paesaggi invisibili.
Quattro linguaggi diversi, dunque, ma nessuna volontà di imporre una lettura univoca dell’Amiata.
Un fuoco che non vuole spiegare
Il titolo della mostra è una dichiarazione d’intenti.
“Dove dorme il fuoco” richiama inevitabilmente l’origine vulcanica del Monte Amiata, ma solo per un istante. Il fuoco non è qui un elemento da raccontare o illustrare. È piuttosto una condizione: una forza che si muove, trasforma, filtra, crea. È il fuoco come metafora della trasformazione.
Così il percorso attraversa cinque sale senza cercare di costruire una rappresentazione didascalica del territorio. Al visitatore non viene consegnata una sola risposta, ma una serie di possibilità: immagini, suoni, suggestioni e frammenti di pensiero da osservare, ascoltare e, eventualmente, fare propri.
L’Amiata diventa quindi un punto di partenza più che un soggetto.
Un luogo geografico, certo, ma soprattutto un luogo mentale, affettivo ed emotivo.
L’inaugurazione diventa performance
Ad aprire il progetto sarà anche un momento particolarmente suggestivo.
Nàresh Ran presenterà “PAURE”, un’opera eseguita dal vivo attraverso una performance audiovisiva nella quale suono e video si muoveranno insieme, costruendo in tempo reale un’esperienza immersiva.
Sarà il modo più coerente per inaugurare le nuove sale: non semplicemente guardando delle opere, ma entrando dentro un ambiente in trasformazione.
Perché è proprio questa la sfida di “Dove dorme il fuoco”: prendere uno spazio recuperato dal passato e permettergli di generare qualcosa di nuovo.
Dal 30 agosto al 20 settembre, Palazzo Nerucci non sarà quindi soltanto un edificio che riapre le proprie porte.
Sarà un luogo in cui la memoria incontra la contemporaneità, la materia incontra il suono e l’Amiata torna a interrogarsi sul proprio futuro.
E forse il fuoco, in fondo, non dorme affatto.













