Intervista all’Assessore alla Cultura del Comune di Piancastagnaio, Pierluigi Piccini che racconta La Bella Stagione
Di Nicola Ciuffoletti
Portare il teatro contemporaneo, il canto tradizionale e gli spettacoli di strada nei paesi di montagna, come idea di comunità. È questo il senso de La Bella Stagione, il festival diffuso che torna a Piancastagnaio dal 10 al 24 luglio con quattro appuntamenti nelle frazioni di Tre Case, Saragiolo, Quaranta e Casa del Corto. Un progetto promosso dal Comune e curato da Valeria Pinzi, dedicato quest’anno alla memoria del critico teatrale pianese Dante Cappelletti, a trent’anni dalla sua scomparsa. Ne parliamo con l’assessore Pierluigi Piccini.
Assessore, perché avete scelto di portare il festival nelle frazioni anziché nel centro del paese? “Perché in un comune di montagna le frazioni non sono periferie. Sono luoghi che raccontano la storia della comunità, il modo in cui si è distribuita nel territorio seguendo il lavoro, l’acqua e le antiche vie di comunicazione. Portare qui un festival significa riconoscere che la vita culturale non deve essere necessariamente concentrata nel centro. Anche un borgo può diventare, per una sera, il centro degli interessi culturali”.
Che cos’è La Bella Stagione? “È un progetto nato per costruire una presenza culturale diffusa sul territorio. Siamo alla seconda edizione e l’idea originaria si è consolidata. Grazie alla direzione artistica di Valeria Pinzi, che ha costruito il percorso culturale e la scelta degli spettacoli, e al lavoro di Michele Scalacci, autore dell’immagine e dell’identità visiva del festival, siamo riusciti a dare forma a una rassegna che mette al centro i luoghi e le persone, non soltanto gli eventi. Anche la comunicazione diventa parte del racconto: quell’immagine del ginocchio sbucciato richiama immediatamente il tema del tempo, della memoria e delle estati dell’infanzia che attraversa tutta questa edizione”.
Qual è il filo conduttore dell’edizione 2026? “Il tema è il tempo. Il tempo che passa, i ricordi che restano, ciò che scegliamo di condividere. Da una parte ci sono due monologhi teatrali che parlano della fragilità umana e della memoria; dall’altra il fuoco e il canto, che rappresentano da sempre momenti di incontro e di comunità. È un percorso che va dalla solitudine alla condivisione”.
Quali saranno gli appuntamenti del festival? “Si parte il 10 luglio a Tre Case con La malattia dell’ostrica di Claudio Morici. Il 12 luglio a Saragiolo arriva la compagnia Crème & Brulè con Danza, Fuoco & Romanticherie, uno spettacolo per tutte le età che unisce clown, danza e fuoco. Il 19 luglio a Quaranta sarà la volta di Francesca Sarteanesi con il monologo Sergio. La chiusura è prevista il 24 luglio a Casa del Corto, nell’ambito della Festa della Trebbiatura, con il concerto dei Tenores di Orosei nella Chiesa del Sacro Cuore».













