Un viaggio visivo a Palazzo Nerucci tra sguardi e silenzi del nostro tempo: l’opera di Fabio Palombi che trasforma il quotidiano in un dialogo aperto.
Dal 10 al 24 ottobre 2026, a Palazzo Nerucci, il comune di Castel del Piano si prepara ad ospitare “Distratte Solitudini”, la mostra fotografica di Fabio Palombi. Realizzata in collaborazione con l’Associazione Officina dello Sguardo e l’Associazione Ildebrando Imberciadori, con il patrocinio del Comune di Castel del Piano.
La mostra, fortemente voluta, è un’occasione per promuovere nel territorio incontri di cultura, riflessione e partecipazione, utilizzando la fotografia e le arti visive come strumenti capaci di stimolare uno sguardo più attento sulla realtà contemporanea.
Il tema centrale della mostra è una riflessione sulla solitudine dell’uomo contemporaneo.
L’obbiettivo dell’autore non è una raffigurazione drammatica o dichiaratamente sociale. Al contrario, osserva la solitudine nei suoi aspetti più quotidiani, spesso discreti e quasi invisibili: persone immerse nella folla ma distanti, presenze che si sfiorano senza incontrarsi, momenti di attesa, assenza e isolamento che appartengono alla vita ordinaria. La fotografia si fa strumento, invitando lo spettatore a soffermarsi su quelle immagini familiari e spesso guardate distrattamente.
L’inaugurazione della mostra si terrà sabato 10 ottobre alle ore 18.00 e sarà accompagnata da un incontro-dibattito aperto alla cittadinanza. L’autore infatti, non solo presenterà il progetto fotografico, ma inviterà anche a una riflessione sul tema, attraverso domande e commenti da e per il pubblico
il titolo della mostra racchiude la duplicità del tema, riferendosi sia alla distrazione con cui affrontiamo la vita quotidiana, sia alla solitudine che rimane silenziosa sullo sfondo.
L’iniziativa vuole quindi essere qualcosa di più di una semplice esposizione fotografica:
Un’occasione di incontro e di confronto attraverso il linguaggio delle immagini.
“Distratte Solitudini” nasce dall’esigenza di interrogarsi su una condizione apparentemente paradossale del nostro tempo: essere sempre più connessi e, contemporaneamente, sempre più soli.
Marta Bartalini











