Un viaggio nel tempo e nella memoria, la ricerca di Giuseppe Sani restituisce la storia dei pianesi coinvolti nella seconda guerra mondiale.
Restituire un nome, un volto, un’identità alle persone decedute durante la Seconda guerra mondiale, è un obbiettivo importante. Il comune di Pian Castagnaio inaugura il 15 Ottobre un’intera mostra, rivolta alla memoria per la comunità, interamente allestita nelle ex carceri della Rocca Aldobrandesca.
Il progetto
L’iniziativa prende vita grazie all’instancabile lavoro di Giuseppe Sani, giornalista e ricercatore locale, attraverso un’assidua consultazione dell’Archivio comunale e di numerosi documenti originali. Così lettere, attestazioni, comunicazioni e altre testimonianze hanno permesso di ricostruire le vicende personali di cittadini pianesi coinvolti negli eventi bellici.
Il percorso di Sani, in verità, ha già avuto un primo importante successo, con la realizzazione di due nuove lastre per il Monumento ai Caduti. Queste hanno restituito alla memoria collettiva 52 nuovi nomi di concittadini morti durante la Seconda guerra mondiale, affidando alla pietra il loro sacrificio.
L’esposizione dunque rappresenta un secondo momento di educazione, per conoscere più da vicino le persone che si trovano dietro quei nomi.
Al suo interno troviamo numerosi pannelli espositivi, realizzati nella quasi totalità dei casi con documenti ingranditi e riprodotti. La ricerca ha messo in luce vicende rimaste a lungo dimenticate: dalle storie di prigionia e di guerra, fino alla vicenda di un partigiano di Piancastagnaio che combatté in Emilia.
Il lavoro inoltre confluisce nel volume pubblicato da Edizioni Effigi, con prefazione dell’assessore alla Cultura del comune di Piancastagnaio, Pierluigi Piccini. “La memoria – afferma l’Amministrazione comunale – non è soltanto conservazione del passato, ma uno strumento attraverso il quale una comunità può riconoscersi e comprendere meglio la propria storia. In un tempo nel quale è sempre più necessario ricostruire legami e senso di appartenenza, restituire un nome e una storia a chi è stato dimenticato significa rafforzare la memoria collettiva e il rapporto tra le generazioni.”
Un messaggio di memoria e rispetto
Lo stesso Giuseppe Sani ha aggiunto: “Il capillare lavoro di ricerca che ho svolto è arrivato al secondo step con la pubblicazione del libro I nomi e le macerie, correlato alla mostra. Si è levato il velo su delle storie dolorose e delle ferite che dopo 80 anni una comunità deve rimarginare. Ci vuole rispetto di fronte alla morte ma le vittime non possono essere uguali davanti alla storia”.
Marta Bartalini











