L’obiettivo è mettere in rete gli otto comuni del comprensorio e valorizzare un modello di turismo lento, sostenibile e legato all’identità del territorio
L’Amiata prova a fare un salto di qualità nella gestione del turismo. È stato individuato Marco Pavoletti come nuovo Destination Manager dell’Ambito Turistico Amiata, il professionista che nei prossimi due anni avrà il compito di coordinare il progetto “Amiata Autentica: un modello di gestione innovativo per il futuro turistico della destinazione”, finanziato dalla Regione Toscana.
Una scelta che segna l’avvio di una nuova fase per il comprensorio montano, chiamato a costruire una strategia comune tra gli otto comuni dell’Ambito – Abbadia San Salvatore, Castiglione d’Orcia, Piancastagnaio, Santa Fiora, Castel del Piano, Arcidosso, Seggiano, Castell’Azzara e Roccalbegna – superando una promozione frammentata e puntando su un’identità turistica condivisa.
Pavoletti, laureato in economia a Siena e con trent’anni di esperienza nei progetti di sviluppo turistico locale, guiderà il percorso che coinvolgerà amministrazioni, operatori economici e comunità. Tra gli obiettivi ci sono l’organizzazione dell’offerta, la promozione della destinazione, l’innovazione digitale, il monitoraggio dei flussi e il coinvolgimento degli attori del territorio. La figura del Destination Manager si inserisce nei nuovi modelli di gestione turistica che puntano a trasformare territori con diverse attrattive in destinazioni coordinate e riconoscibili.
“L’incarico ha l’obiettivo di costruire, insieme ai Comuni e agli operatori locali, un percorso condiviso di valorizzazione dell’Amiata – ha spiegato Pavoletti – capace di creare una sinergia tra pubblico e privato e di proseguire anche oltre la durata del progetto”.
Soddisfazione anche da parte del Comune capofila, Abbadia San Salvatore, con l’assessore al turismo Alessandro Pasqualini che ha parlato dell’avvio «di una nuova strategia territoriale condivisa, partecipata e attenta alla sostenibilità complessiva».
Un territorio che cresce, ma deve scegliere quale turismo costruire
La nomina arriva in una fase particolare per il turismo amiatino. I dati recenti raccontano un territorio che ha consolidato la propria attrattività: oltre 72mila arrivi e più di 204mila presenze complessive. Numeri che descrivono una destinazione ancora lontana dai grandi flussi di massa, ma con caratteristiche sempre più ricercate dal mercato: natura, esperienze, borghi, enogastronomia e qualità della vita.
Un elemento interessante riguarda la permanenza dei visitatori: in alcune fasi, a fronte di una riduzione degli arrivi, si è registrato un aumento delle presenze. Una dinamica che indica una possibile evoluzione della domanda: meno turismo mordi e fuggi e più soggiorni legati alla scoperta del territorio.
Una prospettiva che trova una riflessione anche nelle parole dell’assessore al turismo e alla cultura di Piancastagnaio Pierluigi Piccini, che invita a interrogarsi sul modello di sviluppo.
“Il visitatore sull’Amiata non trova uno spettacolo predisposto, ma una vita in corso”, osserva Piccini. Un concetto che ribalta il rapporto tradizionale tra luogo e turista: non un territorio costruito per chi arriva, ma una comunità che continua a vivere e che proprio per questo diventa attrattiva.
Secondo l’assessore, la sfida dell’Amiata non è inseguire modelli basati solo sui grandi numeri. “Il nostro problema – sottolinea – non è avere troppi visitatori, ma avere abitanti che se ne vanno e case chiuse per gran parte dell’anno”. Il rischio, secondo Piccini, è trasformare il territorio in una semplice scenografia turistica, perdendo quella autenticità che rappresenta invece il principale valore della montagna.
La sfida: trasformare il turismo in sviluppo per la comunità
Il nuovo percorso dell’Ambito Turistico Amiata dovrà quindi tenere insieme due esigenze: aumentare la capacità attrattiva del territorio e allo stesso tempo evitare che il turismo diventi un fenomeno esterno alla vita dei paesi.
L’Amiata parte da caratteristiche difficili da replicare altrove: il patrimonio naturalistico, i castagneti, la storia mineraria, le acque termali, i cammini, le tradizioni e una rete di piccoli borghi ancora vissuti.
La sfida sarà trasformare queste risorse in un sistema capace di generare economia e opportunità per chi vive sulla montagna.
Non solo quanti visitatori arrivano, dunque, ma quanto tempo restano, se tornano e soprattutto se il turismo riesce a rafforzare la possibilità di continuare ad abitare questi luoghi.











